C'è una storia che ci raccontano da sempre: passata la quarantina, il corpo presenta il conto e la mente inizia a incepparsi. Io quella storia la smonto pezzo per pezzo — esattamente come faccio con i macchinari in officina.
Oggi, a 40 anni, ho più energia, più lucidità e più forza di quando ne avevo 20. Non è una frase motivazionale da copertina. È quello che sento ogni mattina: mi alzo senza dover aspettare che le articolazioni si sveglino, affronto una sessione agli anelli e sento il corpo rispondere, arrivo in cima a un passo in moto e mi godo il panorama con la mente sgombra.
Il segreto, se vogliamo chiamarlo così, è smettere di subire e iniziare a costruire. Con strumenti fisici e concreti: Calisthenics, Mountain Bike, Trekking e moto. Non sono passatempi. Sono il carburante che fa girare il motore al massimo.
L'arte del calisthenics: forza vera e libertà articolare
La mia principale valvola di sfogo è il Calisthenics — dal greco kalòs (bello) e sthènos (forza). In parole povere: usare il proprio corpo come attrezzo. Niente macchine isolate, niente sovraccarichi fini a se stessi. Solo tu, la sbarra, gli anelli e la gravità. Se vuoi capire cos'è esattamente, Wikipedia ha un'ottima panoramica di base, ma la vera definizione la trovi con i muscoli doloranti il giorno dopo.
Ho fatto sala pesi dai 16 ai 20 anni, come quasi tutti. Poi ho cercato qualcosa che mi calzasse davvero addosso. Il Calisthenics l'ho trovato quasi per caso, e non l'ho più lasciato — perché risponde a una domanda precisa: non voglio un corpo grande, voglio un corpo che funzioni. Tonico, d'acciaio, ma soprattutto libero. Nessun leg press o chest fly potrà mai replicare le sinergie che si creano alla sbarra o agli anelli: muscoli, tendini e articolazioni che lavorano insieme, che si rinforzano dall'interno.
E poi c'è quella sensazione a fine sessione, difficile da descrivere completamente. I muscoli gonfi e reattivi, il corpo leggerissimo. Le articolazioni lubrificate. La postura che si raddrizza da sola. E la testa — la testa entra in uno stato di chiarezza assoluta che dura ore. Non c'è riunione, non c'è problema tecnico, non c'è giornata storta che regga. La chiamo "onnipotenza pacifica": sei pronto ad affrontare qualsiasi cosa, ma senza adrenalina sprecata.
Incastri imperfetti: la MTB e il valore del tempo
A questo cerco di affiancare la Mountain Bike: polmoni aperti, panorama che scorre, terra sotto le ruote. È la componente cardiovascolare, certo, ma è soprattutto il bisogno fisico di stare fuori, in mezzo alla natura, dove le notifiche non arrivano.
Non voglio fare il finto-perfetto: la MTB è la disciplina che sto sacrificando di più ultimamente. Tra lavoro, sessioni di Calisthenics, trekking e viaggi in moto, i blocchi di tempo che richiede sono difficili da ricavarsi. Ma non l'abbandono e non ho intenzione di farlo. Anche solo un'uscita nel weekend mi basta — spingo sui pedali, svuoto la testa, riossigeno il sangue.
Il trekking: dove il rumore finisce
C'è qualcosa che nessun'altra attività mi dà nella stessa misura, ed è il trekking. Niente motori, niente ruote — solo i piedi, lo zaino e il silenzio del bosco o il respiro affannato di un'ultima salita.
Il trekking è la cosa più semplice e più profonda che ho nel cassetto delle mie passioni. Non richiede attrezzatura particolare, non chiede di essere in forma perfetta per iniziare. Chiede solo di uscire e camminare. E in cambio ti dà qualcosa di raro: tempo per pensare. Non il multitasking da scrivania, non il pensiero frammentato tra una notifica e l'altra. Pensiero vero, lento, che sedimenta.
Quando salgo su un sentiero, soprattutto in quota, succede qualcosa di fisico e mentale allo stesso tempo. Il ritmo dei passi si sincronizza con il respiro. La testa smette di rimbalzare tra cento cose e si concentra sull'unica cosa che conta: il passo successivo. È meditazione in movimento, senza che nessuno ti abbia detto di meditare.
E poi c'è il momento in cui arrivi. La vetta, il rifugio, il belvedere. Quella vista che ti fa dimenticare la fatica delle ultime due ore. È una ricompensa primordiale, onesta. La meriti davvero.
La palestra per i 260 kg della mia moto
Tutto questo allenamento ha un risvolto pratico e vitale per l'altra grande passione: la moto.
Chi viaggia in moto — davvero, non da salotto — sa che non si sta semplicemente seduti. Gestire i 260 kg della mia Yamaha XT1200Z su un passo alpino, o quando decido di deviare su una strada bianca dissestata per raggiungere un rifugio sperduto, richiede core solido, articolazioni sciolte e una muscolatura resistente alla fatica. Non è questione di stile, è questione di sicurezza e di godimento.
La reattività, la forza, la mobilità che costruisco con il Calisthenics — e la resistenza che alleno con trekking e MTB — sono le stesse che mi permettono di macinare 500 km in una giornata senza arrivare distrutto. Con la schiena dritta, la mente lucida e voglia di ripartire il giorno dopo.
La chimica della proattività
Questo stile di vita cambia l'approccio al quotidiano in modo radicale: più energia, più focalizzazione, più positività. Ma non è filosofia — è pura biochimica. Il corpo produce sostanze reali e misurabili che cambiano concretamente il modo in cui pensi e ti muovi nel mondo. Ecco cosa accade ogni volta che ti alleni seriamente:
Si attiva quando ti poni un obiettivo e lo raggiungi: un set difficile agli anelli, una vetta, un tratto tecnico in MTB. È il neurotrasmettitore della soddisfazione e della proattività. Come funziona la dopamina, spiegato bene (Serenis).
Rilasciate durante e dopo lo sforzo fisico, riducono la percezione della fatica, abbassano lo stress e generano quella sensazione di euforia post-allenamento che diventa rapidamente una dipendenza — del tipo sano. Ormoni e attività fisica: cosa succede nel corpo (FreelLife Energy).
L'attività fisica costante ne alza i livelli basali. È lei che ti fa sentire calmo, sicuro, lontano dall'ansia. Non a caso molti protocolli per la depressione lieve includono l'esercizio fisico come intervento primario. Nella stessa pagina linkata sopra trovi anche un'ottima spiegazione del suo ruolo.
Il Brain-Derived Neurotrophic Factor è forse la scoperta più affascinante di tutte. L'allenamento — specialmente quello cardiovascolare — stimola questa proteina che aiuta il cervello a formare nuove connessioni neurali. Mantiene la mente elastica e capace di apprendere. Cos'è il BDNF e come l'esercizio fisico lo stimola (Christian Brogna). Per chi fa un lavoro intellettualmente impegnativo, è una manna.
Il carburante: alimentazione e integrazione intelligente
Un motore performante non può girare con il carburante sbagliato. Non sono un fanatico delle diete restrittive — la vita va goduta — ma credo nell'equilibrio e in un'alimentazione strutturata, non lasciata al caso.
La mia giornata parte con una colazione abbondante: avena, miele e muesli, caffè, due fette di pane con burro d'arachidi. Carboidrati complessi per l'energia prolungata, zuccheri rapidi per lo sprint mattutino, grassi buoni per il sistema nervoso. Non è una ricetta sofisticata — è un protocollo che funziona e che sento funzionare.
Poi pasti regolari durante la giornata, spuntini tattici per non arrivare mai in riserva. Semplice.
Per l'integrazione mi concentro su quello che serve davvero, soprattutto considerando lo stress articolare del calisthenics:
- Collagene: mantiene tendini e articolazioni forti ed elastici. Non glamour, ma fondamentale.
- Omega 3: i migliori alleati contro l'infiammazione cellulare. Ottimi per la salute cardiovascolare e cerebrale.
- Multivitaminico: per coprire le micro-carenze, supportare il sistema immunitario e non lasciare buchi.
Per questo mi affido a Prozis: ottimo rapporto qualità-prezzo, gamma seria per chi fa sport.
La versione più forte di te stesso
Allenamento funzionale. Passioni forti. Un'alimentazione consapevole. Natura, sentieri, curve, polvere.
È questo il mix che mi permette, a 40 anni, di non subire il tempo che passa — ma di usarlo per diventare ogni anno una versione più forte, più libera e più lucida di me stesso.
- Email: doppiam1@gmail.com — per messaggi più articolati, collaborazioni o per raccontarmi la tua storia
- LinkedIn: Marco Morello — per restare in contatto e seguire il percorso