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Mountain bike su un sentiero di montagna, simbolo degli ostacoli da superare

Aspettative e mtb: ogni sasso superato è un piccolo passo avanti

Scritto da Marco Morello il 22 Febbraio 2026

Bentornato nella sezione più personale del mio sito, e grazie di essere di nuovo qui. È un po' che non pubblico in questa sezione: negli ultimi mesi mi sono dedicato allo sviluppo vero e proprio, incontrando ostacoli — piccoli e grandi — che mi stanno facendo crescere molto. Ma qui non si parla di codice, bensì di mentalità. Quindi tuffiamoci a capofitto.

La riflessione in sella

Questa mattina mi si è accesa una lampadina mentre andavo in mountain bike, dopo una lunga pausa. Come spesso mi capita, le idee migliori arrivano quando sono in uno stato di relax mentale — in moto o in sella. Vengo subito al punto e ti racconto l'analogia che mi è venuta in mente pedalando:

Ogni asperità del terreno è uguale agli ostacoli che incontriamo sul lavoro e in qualsiasi percorso di crescita personale. Un terreno pieno di insidie che, a volte, sembrano davvero insormontabili.

Aspettative e ostacoli: il filo conduttore

Ma non ti ho ancora detto cosa c'entrano le aspettative, quelle del titolo. L'analogia con il percorso di crescita è abbastanza immediata, ma con le aspettative il ragionamento si fa un po' più sottile.

Sempre pedalando, ho pensato a come in mountain bike non puoi sapere in anticipo cosa ti aspetta: pietre, radici, buche. Allo stesso modo, in un percorso di crescita non si sa mai esattamente quali "asperità" si dovranno affrontare. Ci si aspetta sempre qualcosa, anche quando ci raccontiamo il contrario.

E in un percorso di crescita le aspettative sono spesso altissime — almeno per me. In uno scenario così articolato come quello dello sviluppo software nel 2026, a 40 anni suonati e svolgendo tutt'altro lavoro, le aspettative diventano ancora più ingombranti.

🚵 L'analogia con la salita

La mtb, per me, è la forma più alta di concentrazione. Soprattutto in salita, quando ogni pedalata conta e la mente non può permettersi distrazioni — perché sa che la discesa, il divertimento vero, arriverà solo dopo aver guadagnato il dislivello.

Fare, non aspettare

Spesso mi chiedo se abbia davvero senso continuare questo percorso a 40 anni, con pochissima esperienza lavorativa in un mondo dominato dall'AI. La domanda che mi faccio sempre è semplice:

Ti pesa studiare e sviluppare? — La domanda che mi salva ogni volta che ho dei dubbi

La risposta è sempre no. Quindi vado avanti, anche senza una laurea e senza esperienze lavorative certificate nel settore. Ho capito negli anni che muoversi, anche in modo imperfetto, apre porte che stando fermi non si vedono nemmeno.

Concretamente, sto cercando di costruire qualcosa giorno per giorno:

  • Più presenza su LinkedIn — ottima per la visibilità, anche se ancora poche opportunità concrete
  • Un nuovo progetto impegnativo, dopo aver sviluppato app multipiattaforma (Windows e Android)
  • La consapevolezza che dovrò essere io a bussare, senza aspettare che le cose arrivino da sole

L'ho imparato nel tempo: stare fermi e aspettare non porta da nessuna parte. Nel settore in cui lavoro ho sgomitato, ho chiesto, ho insistito — e piano piano ho costruito qualcosa. Oggi posso ritenermi soddisfatto: ho un buon lavoro che mi dà soddisfazioni, sia personali che economiche. Ma non mi accontento, e probabilmente non mi accontenterò mai.

So che può sembrare presuntuoso, ma si ricollega esattamente al discorso di prima. Per me migliorarsi — e contribuire a migliorare le persone attorno a me — è una piccola missione di vita. È quello che mi fa sentire vivo. Insieme al godermi il presente, giorno per giorno.

Il presente come bussola

Certo, le aspettative ci sono — sarebbe inutile negarlo. Cerco però di non lasciare che mi condizionino. Preferisco spostare il focus da ciò che non ho ancora raggiunto a ciò che ho già costruito: i traguardi, le difficoltà superate, la strada percorsa.

Penso che la vita sia fondamentalmente questo: affrontare quello che arriva e andare avanti. Ognuno ha il suo percorso, e ognuno è chiamato a fare i conti con sfide diverse. Proprio oggi sono andato a fare le condoglianze a un ex compagno di classe che ha perso la madre a soli 67 anni, per una brutta malattia.

Quell'incontro mi ha confermato quello che già so: finché studiare e cercare opportunità in questo settore non mi farà stare male, continuerò. Il giorno in cui diventerà un peso, mi fermerò — e andrò avanti in modo diverso.

💡 Il pensiero che porto a casa

Ogni giorno è davvero prezioso. Vale la pena dare la giusta importanza al presente — godersi il viaggio, senza fissarsi solo sulla meta. Non serve stravolgere tutto: basta un passo, nella direzione giusta.

Lo so, sto saltando di palo in frasca. Ma pensando a tutto questo, mi viene in mente quante persone si convincono di non poter cambiare o migliorare — e quante invece "se la raccontano" per comodità. Non è superiorità: è semplicemente il desiderio di vedere chi mi è vicino più felice, in un mondo un po' migliore. Come cerco di fare anch'io, nel mio piccolo.

Spero di averti lasciato qualcosa. Un pizzico di curiosità, o la voglia di lavorare su qualche piccolo aspetto della tua vita. Grazie di aver letto fino qui — e grazie ancora di più per continuare a seguirmi in questi ragionamenti, a volte un po' contorti.

Alla prossima — e buon viaggio.

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